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Romano Amerio
Iota unum.
Studio delle variazioni
della Chiesa cattolica
nel secolo XX

Postfazione di
Enrico Maria Radaelli

Lindau, Torino, giugno 2009
pagg. 752, € 29
(Prenotabile anche con
una al curatore)


Romano Amerio
Stat Veritas.
Seguito a "Iota unum"

Postfazione di
Enrico Maria Radaelli

Lindau, Torino, giugno 2009
pagg. 272, € 19.50
(Prenotabile anche con
una al curatore)


Enrico Maria Radaelli
Sacro al calor bianco.
La Messa di san Pio V
e la Messa di Paolo VI
alla luce della Filosofia
dell'Æsthetica trinitaria.

(pro manuscripto)
Milano, 2008, pagg. 188, € 23
(Acquistabile con all’autore)


Enrico Maria Radaelli
Ingresso alla bellezza.
Fondamenti a un'Estetica trinitaria

Fede & Cultura, Verona, giugno 2007
pagg. VI + 403, € 30
(Acquistabile anche con
una all’autore)



Centro Studi Oriente Occidente
Romano Amerio,
il Vaticano II
e le variazioni
nella Chiesa cattolica
del XX secolo

Fede & Cultura, Verona, 2007
pagg. 145, € 20
(Acquistabile anche con
una qui indirizzata)


Enrico Maria Radaelli
Romano Amerio.
Della verità e dell'amore

Marco Editore, Lungro, giugno 2005
pagg. 339 + XXXV, € 25
(Acquistabile anche con
una all’autore)


Enrico Maria Radaelli
Il Mistero della
Sinagoga bendata

Effedieffe Edizioni
Milano, dicembre 2002
Pagg. XXIX + 409 - € 30
(Acquistabile anche con
una all’autore)

HOMEPAGE > CONVIVIUM > INGRESSO ALLA BELLEZZA.

Enrico Maria Radaelli *
Ingresso alla bellezza. Fondamenti a un’Estetica trinitaria.

LECTIO XI.
“BEATI MUNDO CORDE,
QUONIAM IPSI DEUM VIDEBUNT”.
(IV).

“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (IV).

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(Pagine 184-195 del libro.) Dove si vede che l’uomo che non aderisce alla realtà naturale non vedrà neppure l’Ultima; dove si mostra che conoscere è un atto di fuoco, tutto il contrario che gelido, come di fuoco è l’Intelletto di Dio; legame tra intelletto, ragionamento e libertà; legame tra questi e linguaggio: Cristo come modello esemplare. Conclusioni.

* * *

(Segue dalla X LECTIO) Ora, stabilito finalmente che “uomini dal cuore puro” sono quegli uomini che con le operazioni dell’intelletto adeguano il proprio spirito – condotto dalla buona volontà – alla realtà che li guarda, perché mai essi infine « vedranno Dio »?
Questa domanda – lo aveva [...] san Bernardo da Clairvaux – pone alla Filosofia dell’estetica una difficoltà centrale, cui ho accennato già nella IX LEctio: essendo l’arte quella fantasia che sappiamo, tutta fuori la realtà, è forse essa peccato? San Bernardo, essendo quel purista estremo che sappiamo, e che per questo oggi sarebbe senza mezzi termini marchiato da epiteti come integralista, fondamentalista, massimalista, o con altri termini spregiativi e anatemizzanti (e anche brutti), risponde per il sì, e lo vedremo chiaramente più avanti. Ma forse ciò che egli risponde non è ciò che lo farà poi santo, ovvero è opinabile, almeno sotto il profilo di una maggiore cura di quanto quel devotissimo Padre non abbia riposta nel distinguere realtà da realtà – e inganno da inganno – nell’arte.
Invece, riprendendo il discorso interrotto su realtà, fantasia e uomini dal cuore puro, essi « vedranno Dio », direi, prima di tutto perché, vedendo (e seguendo) la realtà ogni giorno e ogni ora quale essa è, e non volendosi sottrarre ad essa con nessun sotterfugio, con nessuna visione ego riferita, con nessuna delle fantasie elencate nel Decalogo: fantasie di altri dèi che non siano il Signore, o di feste che non siano gradite al Signore, o fantasie nate dall’ira, o dalle altre passioni di avidità, di lussuria, di disprezzo per la verità, e via dicendo; ecco: questi uomini per niente fantasiosi (così si potrebbe dire) e per niente dispersi nei sogni vacui e irreali del proprio Io, vedranno anche la Realtà ultima cui quella quotidiana conduce.
Non la vedranno essi invece, quella ultima, se non vedranno quella quotidiana. E si sarà ben capito che la realtà quotidiana viene o non viene nascosta al cuore dell’uomo solo dalla carne che circonda il cuore dell’uomo dal suo Io.
La causa dell’avere o non avere la vista pura dipende per ciascuno di noi solo dal cuore: se esso è libero, sottile, leggero nel proprio spirituale moto intellettuale di adesione o distacco nei confronti della realtà, confrontandosi con realtà sempre più spirituali discendenti dal sommo Spirito, esso compirà la sua opera di raggiungimento dello Spirito e di conformazione perfetta a lui. È un lavoro tutto di cuore, cioè è un lavoro tutto intellettuale.
In altre parole, se l’uomo mantiene il proprio spirito sovrano sulle potenze inferiori, e se non permette ai granelli di sabbia del mondo e della carne di intralciare le macchine delicatissime che elaborano i puntiformi accostamenti, già di per sé concernenti mille difficoltà (reperimento dei mille dati, attenzione grande in ogni momento, discernimento dell’aspetto nozionale sotto quello retorico, dell’aspetto affettivo e politico da quello teoretico, per dirne solo alcune), la sua mente resterà sempre pura quanto pura è la mente che compie soltanto atti spirituali, di intelligenza (quali sono appunto unicamente gli atti d’amore oblativo), atti intrinsecamente buoni, assentimenti. Essi sono continui, umili e assoluti atti di assenso alla realtà, e in questo sono atti analoghi a quelli compiuti dal Figlio nei confronti del Padre – Maestro all’uomo precisamente in questo –: atti di perfetta obbedienza (dunque umiltà ), ad assentire alla realtà del Principio.

*

14. AMORE DI RAGIONE.

[...].

* * *

 

* Docente di Filosofia dell’estetica e direttore del Dipartimento di Estetica
della Associazione Internazionale “Sensus Communis” (Roma), collabora alla cattedra di Filosofia della Conoscenza (sezione Conoscenza estetica) della Università Lateranense.

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