(Segue)
Alcune autorità della Chiesa sembrano vagheggiare, da alcuni decenni a questa parte, il sogno inconfessabile di dare
alla Chiesa il governo, con il pacifico strumento di un ecumenismo inane (vero se pur taciuto irenismo), su tutte le religioni
dell’uomo in qualche modo raccolte, un giorno, sotto il suo mantello. Invece la Chiesa, di queste religioni, se ne è
fatta ostaggio: ostaggio del libero pensiero, ostaggio dei protestanti, ostaggio della Sinagoga. Il legame ecumenico ha
fatto, della Regina, una schiava.
In questo senso, queste pagine
vogliono portare sotto gli occhi del trono altissimo non solo un’indagine, ma una denuncia, tanto accorata quanto soppesata,
dello stato di svilimento e di prostrazione verso cui la Regina è trascinata dai suoi aperti e occulti nemici.
[…]
Con questo, ho descritto per
sommi capi l’intento del volume.
II.
Ora la sistematica, in breve sommario.
Trapassare le Porte Regali
per conoscere il sacro Mistero della Sinagoga bendata e della Chiesa vedente è impresa data solo al Cristo, Figlio di Dio.
Ma egli ha dato all’uomo la sua Parola divina di Verbum proprio per compiere l’impresa. Anzi, egli chiede all’uomo
di compiere l’impresa proprio perché essa gli è necessaria a raggiungerlo, amarlo, adorarlo nella luce della
santissima Trinità.
Inizio circoscrivendo l’origine
della biforcazione per cui dalla fede mosaica si dipartono le due scale: una in su, l’altra in giù, del cristianesimo
e del giudaismo. Dato che entrambi professano la fedeltà a Mosè, quindi alla Scrittura, bisognerà stabilire
chi dice il vero e chi il falso. Per giungere a un giudizio sarà opportuno servirsi del calcolo sillogistico, utilizzato
d’altronde anche da GESÙ e da Caifas, da Paolo e da Anania. 1
Oltre questo elemento logico se ne valuterà anche un secondo, raramente considerato: il vicendevole comportamento affettivo.
È il capitolo dei ‘veri figli’, laddove con questa locuzione viene definita la via della vita da seguire e
quella da perdere. Esalto allora alcune esemplari espressioni dell’arte sacra che, quale koinè della mai considerata
Traditio pauperum, solarmente evidenzia nei secoli l’urto concettuale e morale delle due città chiuse nelle
due Chiese sui due colli gerosolimitani: Sion e Calvario.
Nel secondo capitolo stringo
l’aporia essenziale del dilemma. È, il monoteismo, la retta interpretazione della fede di Abramo e Mosè? o
invece questa fede meglio si riconosce nella trinitarietà di Dio? e la trinitarietà è o non è la vera
e unica forma in cui si può avere Dio, in quanto ente creatore e signore di tutte le cose? La soluzione dell’aut
aut dice subito se sia vera la professione della fede nelle « tre grandi religioni monoteiste », o se sia
falsa.
Di più: stupito
dalla forza intrinseca alla Veritas, al cui orlo mi affaccio, confesso che gli argomenti anche forti che la possono suffragare
sono niente di fronte alla forza dello stesso imperativo che richiede al cristiano, paggio della Verità, di suffragarla.
La tesi – DIO È ‘DIO’ SOLO SE UNO E TRINO, ALTRIMENTI NON È –
si mostra necessaria in sé, e in sé impelle a essere sostenuta per difenderla dalle eresie moniste
ad essa direttamente contrarie. 2 Eresie moniste: è forse questa la forma con la quale il Cristo
viene insidiato, ferito, emarginato al giorno d’oggi da fuori e da dentro la sua cittadella?
Quindi bisogna salire alle
altezze misteriche infiammate della Trinità, dove l’intelletto teologale con riverenza nei secoli è salito,
condotto dal Cristo, nel costato di Cristo, per intravedere tra i veli della carne il sublime e il vero. Il monismo è bruciato
dallo stesso Sangue caustico che bruciò il politeismo. Tesi e argomenti alla tesi dimostrano, positivo soccorso alla
cattolicità, l’infondatezza dottrinale dell’ecumenismo e di ogni evento che l’ha suscitato.
Fornito dei lumi perenni
offertimi dalla metafisica, discendo quindi nelle valli della storia, immense: nel terzo capitolo è necessario affrontare
boschi millenari abitati da amici che si credevano nemici e da nemici che si credevano amici. Prendendo spunto da quattro testimonianze
dottrinali dell’attuale Magistero della Chiesa, esemplari ciascuna per un loro aspetto specifico, alla luce delle verità
imperiture colte precedentemente e qui buon bagaglio, giungo al legno su cui è scritto che la via della salvezza degli
uomini inizia e si conclude dinanzi al cippo biviale di GESÙ Cristo, forte e grande su tutte
le foreste.
Quarto capitolo. Dopo gli
affanni della storia è necessario senz’altro affrontare anche le spine e i triboli dell’ermeneutica. Passo
allora, di pagina in pagina, tra le immensità dei volumi e delle biblioteche sacre che nei secoli hanno perlustrato il
Libro dei libri, il Testo divino. Il drago della difficoltà scopro in realtà essere, tra le pagine e gli inchiostri,
l’intelletto umano pravo che, sordidamente, sostituisce e corregge parole d’oro in leghe triviali. È il capitolo
su ‘ignoranza affettata’ e ‘sete di verità’. In alto, sul trono di tutte quelle grandi Pagine,
il Cristo Giudice guarda e guarda, lo scettro nella destra, chi gli intorpidisce e chi gli scolora la Parola da lui stesso vergata
quale sopramondano Scriba.
Nel quinto e ultimo capitolo
mi avvicino ad antiche vestigia di muri che danno la morte, là dove il Cristiano dei Cristiani sembrerebbe aver compiuto
un gesto audace, dai più definito ‘profetico’. Mi è guida un grande e antico vescovo greco, Giovanni
il Crisostomo, la cui possente figura concorre a sorreggere quel trono d’oro, tenuto da quattro forti come lui, dove si
assidono i Pontefici per il giudizio ex cathedra, nel fondo dell’abside della veneranda basilica di san Pietro. Egli
mi mostra che il ‘Tempio’ è morto, si adora solo nel Nuovo: la grazia avendo soppiantato la carne.
Tutti i capitoli potrebbero
sembrare quello definitivo, poiché è un gran vero che logica, arte, teologia, storia, ermeneutica e Tradizione sono
tutte strade prime e ultime che da Dio scendono e a Dio giungono . Suoni bronzei si alternano a suoni argentei, statue d’oro
a statue di ferro e argilla; sul cammino si trovano cristalli, ametiste, topazi, smeraldi e rubini, poiché la Tradizione
ecclesiastica ha magnanimamente sparso ubique in saecula, tra le paludi fetide e le torri dei giganti di terra polverosa,
tra leopardi, leoni e mute di cani, i manifesti del Dio uno e trino rivelato dal Logos increato. Il Logos ha promesso
che chiunque lo ama avrà la luce e, dalla luce, la vita.
Le Porte Regali, trapassate
dall’ardente Parola consumata sull’altare del sacrificio, si chiudono dietro i cuori degli amanti.
Fuori i ripudiati delle
sette Chiese: i formalisti di Efeso, i deboli di Smirne, i doppi di Pergamo, i permissivi di Tiatira, i negligenti di Sardi, gli
infettati di Filadelfia, i tiepidi di Laodicea. Sì: dietro gli amanti, dietro i cristiani, le Porte saran chiuse
in eterno.
[…]
Si salga, ora, e si ricordi
che tutto il creato: le steppe, i ghiacciai, gli oceani, i mondi, le sterminate galassie, le profondità del più
nero e abissale firmamentum, tutt’attorno gira e ruota e si muove a questa scala, a questi pioli, a questo tuo cuore
ardente. Torna alla pagina 1 di 3
E. M. R.
* Direttore del Dipartimento di Estetica
della Associazione Internazionale “Sensus Communis” (Roma).
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