| All’illustre Direttore di ADISTA
Dott. Sa Eletta Cucuzza
Via Acciaioli, 7
00186 ROMA
Milano, 20 marzo 2003
Egregio
Direttore,
Ho
letto con interesse le pagine del Suo foglio che accondiscendono a parlare del mio studio,
Il Mistero della sinagoga
bendata, pubblicato da Effedieffe nel dicembre 2002. Lei mi userebbe una grande cortesia
se mi desse modo di completare l’informazione spedendomi (anche via fax) le restanti
righe, giacché quelle che mi sono pervenute arrivano solo alla seconda pagina, là
dove dice « fin qui il teologo dell’Opus Dei. Nelle notizie successive i principali
temi trattati dal Radaelli e le sue conclusioni ».
Io, ovviamente, scrivo a Lei, poiché, non conoscendo l’autore della recensione,
ritengo identificarsi in Lei la figura responsabile delle parole del Suo foglio che mi riguardano.
Egregio
Direttore, la prego di non stupirsi che nel libro non si faccia cenno a un mio curriculum,
ma piuttosto convenga con me che in effetti, raccogliendo in esso le sentenze di Profeti,
Apostoli, Padri e Dottori, martiri ed ecclesiastici di ogni tempo, e giudizii persino di Nostro
Signore, non era davvero opportuno che a tutta questa silloge si desse credito per via di
qualche modesto titolo del suo materiale artefice, auspicandosi piuttosto che fosse un reverendo
Introduttore a riconoscere « plausibili » gli argomenti proposti.
Noti,
in questo, che il senso di quelle numerose sentenze sul tema trattato risulterebbe rigorosamente
univoco, per cui sembra che non ci si possa sbagliare, né si possa ritenere che alla
mia crestomazia se ne possa proporre un’altra opposta. Lei avrà certo notato
che mi sono limitato a cercare testi di facile reperimento, quali quelli che si trovano nel
vigente Libro delle Ore o nelle opere teologiche più celebri.
Gentile Direttore, mi permetta
di farLe sapere che non ho la ventura di appartenere ad alcun raggruppamento se non a quello, genericamente, della mia parrocchia
in Milano, e che il mio nome l’ho scoperto sotto Inter multiplices Una vox, casualmente, una quindicina di giorni
fa, apprendendo che tale Associazione, molto cortesemente, segnalava alcuni miei pro manuscripta stampati due anni fa in
vista di una loro redazione definitiva.
In merito al mio studio, spero che Lei abbia modo di valutare la tesi esposta ai §§
26 a-b-c, in cui è proposto un tentativo per tutelare il nostro primo articolo di fede
e primo (divino) comandamento. Tale tutela, nei secoli, è sempre stata ritenuta il
primo dei doveri di tutta la cristianità (ciascuno con il suo carisma): doveri dei
Pastori prima, ma anche dei più modesti fedeli, quali i laici Giustino, Origene, Dante,
Francesco, Caterina.
E
se precedentemente la tutela ha salvaguardato la fede nella Trinità da fraintendimenti
politeistici o monoteistici, verificatisi con le varie eresie, oggi è bene che tale
tutela si volga a tirar fuori l’unico Dio rivelato, la santissima Trinità, da
ireniche confusioni con monoteismi non rivelati né rivelabili, come auspicato da Sua
Santità Giovanni Paolo II reiteratamente, a cominciare da Tertio Millennio Adveniente,
§ 53.
Mi sembra quindi che le considerazioni fatte non solo possano essere plausibili, ma anche
utili e forse necessarie, anche se per sorte esse possano mettere a repentaglio delle posizioni
non dogmatiche assunte recentemente dal Magistero della Chiesa.
Mi sia consentito farLe notare, egregio Signor Direttore, che il concetto intrinseco alle
formule “tre grandi religioni monoteiste”, “tre religioni del Libro”,
“tre vie autentiche di salvezza”, non è mai stato dogmatizzato, e quindi
è discutibile dalla ragione alla luce della fede. Se fosse un dogma se ne avrebbe la
data di promulgazione, il luogo, e il nome dell’Autorità che ne ha stabilito
l’infallibilità.
Io
conto dunque, come Lei, sul fatto che, nell’agorà cattolico, ogni intelletto
si avvicini ai temi discutibili intorno alla nostra fede con coraggio, equilibrio, serietà
e ragione.
In attesa di quanto richiesto, voglia gradire i miei più cordiali saluti,
Professor Enrico Maria Radaelli |