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oppure anche i pastori tacerebbero perché, dovendo riconoscere che la tesi trinitaria è invece serenamente cattolica,
essa smonta il poco cattolico ecumenismo degli ultimi quarant'anni.
III): i pastori tacciono
non perché il libro sia diverso dalla dottrina, ma perché riterrebbero il libro in contrasto con gli interessi contingenti
della Chiesa, quali l’ecumenismo, e questa è una ragione pratica. Ma questo non è vero perché il
libro dimostra di appoggiare gli interessi della Chiesa, sia quelli contingenti, quali potrebbero essere gli incontri con i popoli
di religione giudaica e islamica, riportandoli nel giusto alveo; sia quelli ultimi, che sono di tenere il depositum fidei preservato
da ogni errore e mondana preoccupazione.
Ma in ogni caso, teoretico o pratico che sia, ecclesiastici e intellettuali assumono una posizione, alla lunga, forse poco difendibile.
Nel I caso infatti essi
dovrebbero dimostrare dove il libro non è cattolico: nella tesi? Ma la tesi è doverosa per ogni cattolico, anzi bisogna
dire che ogni pastore cattolico dovrebbe fare sua la tesi come principio di tutto il proprio insegnamento e, se non lo ha fatto, lodi
il Signore di aver permesso a un fedele cattolico di aver compiuto il suo e l’altrui dovere. Negli argomenti, allora? Ma essi
sono tutti piuttosto tomisti; bisognerebbe dissentire da san Tommaso, cosa non sempre impossibile, per tenere una posizione che comunque
salvaguarda il fedele dal pericolo di relativizzare la fede più di ogni altra.
Nel II caso si tratta
di avere ciò che sempre i conduttori della Chiesa hanno avuto: il coraggio di riconoscere e di dire responsabilmente la verità.
Sempre il Signore ha permesso nei secoli che la sua Chiesa fosse scossa da sommovimenti anche intestini per mettere al vaglio le coscienze
di ciascuno: pastori e fedeli. E il vaglio è la verità, il dogma. Il III caso discende dal secondo, e anche la
sua soluzione.
In generale: tutto il libro
è una collezione delle posizioni dottrinali e pratiche cattoliche che, sotto vari aspetti della scienza teologica
(esegetici, metafisici, logici, storici, gnoseologici, ermeneutici), più saldamente ripugnano il pericolo dell’indifferentismo
dogmatico come il più temibile del cattolicesimo.
Come scrive monsignor Livi,
« vi sono nel libro molti e importanti motivi per tentare un chiarimento rispetto ai soliti luoghi comuni sulle “tre
religioni monoteistiche”, che molti vorrebbero mettere sullo stesso piano proprio per negare implicitamente al cristianesimo
nientemeno che la sua essenza, ossia la fede nella Trinità, rivelata da Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo ». 1
5. Ma se qualcuno ritiene invece che il libro non sia in tutto cattolico lo dica, ne indichi i punti critici, e lo faccia con severa,
ma attiva e sollecita benevolenza. L’autore del libro certo riconoscerà l’errore, se errore c’è, oppure
dimostrerà la limpidezza del suo scritto.
In entrambi i casi si mostra
necessario parlare, abbandonare il silenzio.
Forse bisogna ritenere che il motivo per cui i pastori della Chiesa preferiscono ignorare il libro sia un motivo estrinseco: l’impostazione
dialogica dell’ecumenismo attuale, impostazione che andrebbe radicalmente e universalmente corretta con un movimento cataclismatico.
Questo è forse il
vero motivo della ritrosia e della sorda ostilità con cui alcuni ecclesiastici e maggiorenti laici guardano il libro e
la sua tesi centrale senza tener conto delle chiare indicazioni del Papa, né delle larghe e lungimiranti impostazioni religiose
e culturali indicate dal cardinale Camillo Ruini in qualità di Presidente della CEI.
Di fronte essi si costituiscono così due alternative:
I alternativa): mantenere
il muro del silenzio, malgrado si veda che esso dia segnali di sgretolamento, provveduto da animi coraggiosi come quelli citati, nell’infondata
speranza che malgrado tutto la coltre che funzionò per quarant’anni contro la verità funzioni per altri quaranta.
Ma gli animi davvero cattolici questa via non la seguiranno. È una via, oltretutto, a breve termine.
II alternativa): denunciare
immediatamente la propria adesione alla cattolicità della tesi del libro, e dei suoi argomenti, con prudenza, consiglio e umiltà,
ma anche con il fervore religioso che simili cose meritano, correggendo pacificamente e attentamente sùbito gli abusi più
spinti e i loro princìpi, come sollecitato dal Santo Padre e rimarcato da monsignor Livi, e in sèguito i meno illeciti.
Il coraggio e la rettitudine sono sempre premiati, in misura a loro direttamente e soverchiamente proporzionale.
In conclusione: posto
che l’autore del libro per sé non chiede niente, e anzi si rende disponibile a ogni chiarimento, i pastori della Chiesa
e tutti gli uomini messi a riferimento dei fedeli attraverso riviste e giornali, non solo sembra sia bene, bello e ragionevole che
prendano posizione esplicita sul libro, ma sembra del tutto giustificato che essi si risolvano a una posizione favorevole all’esposizione
della tesi e di tutta la dottrina proposta, irrefragabilmente e sanamente cattoliche, e più certamente cattoliche dell’ecumenismo
esposto nella formula: « Le tre grandi religioni monoteiste adorano un unico Dio », oggi formula quasi-dogmatica
per quanto eretica.
Si tratta allora di cogliere
positivamente e di slancio una tra le non poche occasioni odierne per ridare al popolo cristiano il senso dell’Aurea Domus
che esso stesso è, che è la sua grande cultura religiosa, che è la sua incomparabile metafisica trinitaria, sorgente
di nobili e promettenti concetti, che è il suo unico e ineguagliabile senso di appartenenza a Dio, alla sua creazione, al suo
fine luminoso, al suo immenso amore, al suo Verbum immenso d’amore.
E. M. R.
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