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Anzitutto ho utilizzato giornali e riviste per criticare teologi ed esegeti francesi, olandesi e tedeschi. I novatori italiani
dipendevano da loro. Poi ho tradotto in italiano un libro di critica sistematica contro Maritain. Questo libro era stato edito
da un filosofo/teologo argentino (J. Meinvielle) e aveva avuto una edizione francese, ma in Italia era assolutamente ignorato.
Io lo pubblicai col titolo Il cedimento dei cattolici al liberalismo 1 e vi aggiunsi una famosa
critica di Messineo, una demolitrice critica di P. V. Barbiellini Amidei, che Fausto Belfiori aveva avuto il merito di rilanciare,
e un mio puntuale resoconto su un convegno filosofico filomaritainista, resoconto rilanciato da varie riviste. Il mio volume ha
trovato lettori e consensi superiori a ogni previsione.
Inoltre
ho tradotto e diffuso, in due edizioni, un altro libro di Meinvielle col titolo Influsso
dello gnosticismo ebraico in ambiente cristiano. 2 In seconda edizione ho aggiunto una
appendice, che è un libro, in cui critico le superiori direttive di cedimento all’esegesi
ebraica. Anche questo volume ha avuto consenso. Ho diffuso in cinque edizioni una critica
sistematica della psicoanalisi, 3 con la partecipazione solidale di cinque professori universitari.
In questo studio sono messe a nudo le matrici gnosticocabalistiche della psicoanalisi e i
principali complici italiani del suo accradetitamento nella Chiesa.
Ho
diffuso varie edizioni di un mio studio intitolato La gnosi spuria 4 in cui mostro
l’importante apporto dell’esegesi ebraica nel fenomeno gnostico che ha pervaso
la cultura cristiana.
Infine,
avvalendomi della preventiva lettura e dei benevoli consigli di esegeti di massima stima (come
Spadafora, Garofalo, Zedda, Gherardini) ho diffuso in nove edizioni con l’apporto illustrativo
di vari artisti, un commento al Vangelo, cui è seguito un commento degli Atti degli
Apostoli.
Il
primo, intitolato Vangelo e coscienza, 5 scritto insieme allo psichiatra Giuseppe Vattuone,
defunto nel 1994, è impostato essenzialmente nella rivendicazione dell’originale
coscienza di grandezza prodotta dal Vangelo in opposizione all’ingiusta e colpevole
coscienza d’inferiorità degli oppositori di Gesù. Esso scandisce l’essenziale
rivelazione trinitaria imperniata sull’identità di Gesù e mette in rilievo
le inequivocabili profezie di Gesù sul nuovo regno rifiutato dagli ebrei e destinato
all’intero genere umano di tutti i secoli.
Il
secondo, intitolato Gesù a Roma, 6 è impostato essenzialmente sulla dimostrazione
della contumacia ebraica e della crescente accoglienza romana, predestinazione della cattedra
di Roma alla diffusione del Vangelo.
In
occasione del conferimento del Primo Premio Letterario Nazareno a Francesco Spadafora, per
il suo libro sulla Resurrezione, 7 toccò a me l’onore del discorso celebrativo.
In quel discorso io nominai vari esegeti romani, che, dalle loro cattedre, nell’Urbe!,
oscuravano, o perfino negavano (con grande soddisfazione, suppongo, dell’esegesi ebraica),
la Resurrezione di Gesù, esegeti che Spadafora aveva affrontato e confutato nel suo
libro.
Il
cardinale che presiedeva l’incontro si lamentò poi con me del fatto che io avessi
nominato quei dottori, ma io gli risposi che non avevo nulla da temere e neppure il premiato
Spadafora. Questa libertà di critica è disponibile, se si vuol pagare appena
qualcosa: bisogna prendersela, senza stare a piagnucolare sui nostri tempi decadenti.
UNA NOVITÀ DA SEGNALARE.
Le
numerose voci critiche che si sono pubblicamente levate contro le indicate tendenze esegetiche
sono, a mia conoscenza, soprattutto di ecclesiastici, dei quali io sono l’ultimo. Ma
ora si è levata, robusta e nitida, anche la voce di un laico. Robusta in quanto si
è espressa non con qualche articolo, bensì con un libro di ben 400 pagine, nitida,
poi, perché molto meditata e inequivocabilmente indirizzata.
L’autore,
Enrico M. Radaelli, non vanta nessun titolo accademico d’accredito specifico, ma la
sua scienza filosofica, teologica ed esegetica è invidiabile. Il titolo del libro è
Il Mistero della sinagoga
bendata e si riferisce a note raffigurazioni artistiche medievali
in cui l’esegesi ebraica (la Sinagoga) veniva rappresentata, appunto, con una benda
sugli occhi, incapace di vedere quel che l’esegesi cattolica (la Chiesa) invece vede
e adora.
La
sostanza del libro verte esattamente sui problemi che abbiamo sopra indicato, focalizzando
sia la rivelazione evangelica del mistero trinitario, sia la profezia evangelica della sostituzione
dei nuovi credenti che subentrano al vuoto lasciato dagli ebrei increduli, profezia fondativa
della Chiesa di Gesù. Ci sono pagine strettamente esegetiche, pagine piuttosto speculative,
pagine frontalmente polemiche.
L’esegesi
di Radaelli è indubitabilmente patristica, armonica col magistero impegnativo dei pontefici
romani, assolutamente incontestabile secondo i criteri tradizionali della teologia cattolica.
Il
discorso speculativo di Radaelli, stretto nelle venti pagine del par. 26, io lo condivido
pienamente. Se la memoria non mi falla, il mio amato maestro B. Lonergon argomentava similmente,
con tutto l’armamentario metafisico medievale che egli possedeva in modo esemplare.
Ma
il lettore non allenato ai criteri della teologia cattolica non deve equivocare: non si tratta
di una dimostrazione filosofica, ma di una concatenazione che si snoda all’interno della
fede, dati certi presupposti divinamente rivelati. Anche le argomentazioni che Radaelli propone,
basate sulle attribuzioni delle divine persone, sono “di convenienza”, ma fanno
onore alla sua intelligenza e cultura e rendono un buon servizio al lettore che ama meditare.
Quanto
alle acuminate pagine polemiche, esse sono soprattutto dirette contro i card. Ratzinger, Cassidy,
Etchegaray, C. M. Martini. A Giovanni Paolo II Radaelli rivolge domande accorate, ma al predicatore
della casa del papa il nostro autore non perdona nulla (e ha tutte le ragioni). L’autore
riconosce, invece, al Card. Ruini la percezione del problema che lo angoscia.
Dal
punto di vista letterario il libro apparirà criticabile (soprattutto la prolissità,
ma anche per lo stile e per la stessa struttura), ma queste sono questioni minori. L’editore
milanese Effedieffe, come tutti i piccoli editori, non riesce a rendere il libro facilmente
accessibile (passi che vi abbia lasciato dentro una cinquantina di mende), tuttavia ha fatto
opera meritoria.
CONCLUSIONE.
Questo
libro di Radaelli mi pare un “segno dei tempi”: un laico colto, maturo, cosciente
dei propri diritti ecclesiali, usa della “libertà di critica ammessa nella Chiesa”
precisamente per rendere un servizio alla Chiesa, per aiutare a riflettere e ponderare meglio
lo zelo, con la sola preoccupazione della fedeltà all’ortodossia, vissuta con
amore indubitabile.
È
probabile che egli non abbia risposta, perché gli interlocutori che egli chiama in
causa si ritengono intangibili e pensano abitualmente che “i ragli dell’asino
non arrivano in cielo”.
Non
ha importanza: il seminatore non deve voltarsi indietro: altri raccoglieranno.
Ennio Innocenti, « Presenza divina »,
anno X, n. 122, settembre 2003.
Questa recensione si trova, in forma ridotta,
anche su « Scrittori italiani », n. 2, 2003.
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1 Cfr. J. Meinvielle,
Il cedimento dei cattolici al liberalismo, (a cura di E. Innocenti), SFR, Roma 1991.
2 Cfr. J. Meinvielle, Influsso dello gnosticismo ebraico in ambiente cristiano, (II ed. integrata,
a cura di E. Innocenti), SFR, Roma 1991.
3 Cfr. E. Innocenti, Critica alla psicoanalisi, (V ed.), Grafite, Napoli 2000.
4 Cfr. E. InnocentiI, La gnosi spuria, SFR, Roma 2003.
5 Cfr. E. Innocenti, G. Vattuone, Vangelo e coscienza, (IX ed.), SFR, Roma 2001.
6 Cfr. E. Innocenti, Gesù a Roma, SFR, Roma 2001.
7 Cfr. F. Spadafora, Resurrezione, Ipag, Rovigo 1978; cfr. anche, dello stesso Autore, Pilato,
Ipag, Rovigo 1978. |