| L’A.,
nei « Prolegomena », dopo aver chiarito il fine spirituale di una filosofia dell’estetica inserita in
una prospettiva trinitaria, pone i termini del problema inquadrandoli in una prospettiva tomista. Per lui c’è una
domanda fondamentale per una filosofia dell’estetica: che relazione c’è tra linguaggio (pensiero, arte, poesia,
retorica…) e realtà naturale?
Il discorso si snoda lungo
21 Lectiones, dai titoli in latino. Le prime quattro, anche se più tecniche, risultano basilari per il discorso
successivo. Ogni lezione è concepita come finestra di ingresso alla bellezza, per soddisfare i possibili punti di partenza
dei lettori. Nel complesso il testo offre due diversi approcci alla bellezza. Nella prima parte garantisce gli strumenti per la
ragione soprannaturale, nella seconda quelli per la ragione naturale. Noi qui vogliamo esaminare la prima, vale a dire l’aspetto
teologico.
La riflessione parte da
un’affermazione giovanile del filosofo R. Amerio: « Il problema dell’uomo è il problema dell’adorazione,
e tutto il resto è fatto per portarvi luce e sostanza » (p. 18). Anche se soltanto Dio può rendere a se
stesso un culto adeguato, attraverso l’Incarnazione ogni uomo può misticamente rendere lo stesso culto, raggiungendo
in tal modo il punto più alto della sua dignità. L’adorazione si concretizza in arte, templi, musiche, gesti
ecc., che in qualche modo anticipano la perfezione escatologica dell’unità con il Dio personale trinitario, fonte
originaria del pulchrum. La prospettiva estetica dell’A., allora, intende porre in evidenza due dati: da una parte
l’origine non umana ma divina dell’aspetto che ha la sostanza delle cose, dall’altra che la sostanza delle cose
può essere conosciuta soltanto grazie alla Rivelazione cristiana.
E così, adorazione,
Rivelazione e Incarnazione si annunciano subito come basilari nell’analisi estetica dell’A. Ma non meno importante
è il concetto di « immagine »: « Il concetto di immagine si pone […] a discrimine
e passaggio tra due enti; infatti […] non vi sarebbero due enti se non vi fosse un’immagine, poiché
essa richiede un’esemplare e una copia. Né poi […] vi sarebbe passaggio, perché,
senza la somiglianza data dall’immagine […], non vi sarebbe quella relazione che accosta un termine a un altro
» (p. 63).
In proposito, il pensiero
va necessariamente alla verità metafisica basilare per san Tommaso d’Aquino: che il Figlio di Dio non ha solo un
Nome proprio, ma due. Infatti la seconda persona della Trinità è Verbum (Logos, Specchio) e Imago
(Volto, Specchio). È qui il nucleo del libro: il legame tra Pensiero e Immagine, la biunivoca corrispondenza tra Verbum
e Imago. L’A. chiarisce come il « Nome nascosto » del Figlio di Dio – Imago –
sia decisivo, capace di spiegare in gran parte i processi conoscitivi, nonché la stretta relazione fra realtà e
linguaggio, tra significato e significante.
La comprensione piena dei
due Nomi propri della seconda Persona potrebbe condurre, secondo l’A., all’unificazione metafisica di tutta la realtà
in un’unitaria teoria generale della realtà, secondo la quale « la creazione sta al pensiero
umano sulla creazione […] in un rapporto di vera analogia con la sacra Relazione trinitaria presente tra il Padre e il
Figlio, alla luce dei due suoi Nomi, Imago e Verbum » (p. 29). L’aspettativa dell’A. è
troppo "presuntuosa"? Lasciamo il giudizio al lettore invitandolo, però, prima a leggere il testo nella sua interezza.
Il libro, scritto con grande
attenzione al linguaggio, che a volte risulta un po’ aulico, non è facile ma risulta stimolante. Inoltre, anche se
potrebbe apparire alquanto inattuale, si inserisce nel dibattito estetico di oggi, proponendosi come contributo alla riflessione
e alla discussione. Ma ci sono potenziali risvolti anche al di fuori del ristretto ambito estetico. A fine lettura, ad esempio,
ragione e conoscenza sembrano uscire rafforzate nella dura lotta che relativismo e scetticismo oggi stanno conducendo nei loro
confronti. La lettura, inoltre, sembra favorire una maggiore capacità di riconoscere lo spirituale che si cela nel materiale.
Per orientarsi tra gli argomenti risulta valido l’indice dei nomi, delle persone e dei luoghi.
Giuseppe Esposito
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