| L’ultima
opera del prof. Enrico Maria Radaelli, noto come autore dello studio Il Mistero della Sinagoga bendata (cfr. CR 819/05),
si intitola Ingresso alla bellezza. Fondamenti a un’Estetica trinitaria, ed è libro che, come sottolinea Mario
Palmaro in copertina, pare cadere da ben altri secoli. Non un semplice saggio di estetica, ma un’opera teologica e filosofica
in cui l’Autore sottolinea l’origine e la destinazione cristiana di un’autentica « scienza del bello
» o kallologia, contro ogni ipotesi semplicemente “greca”. Egli si spinge più in là della
stessa esperienza scolastica, in una sorta di creativo prolungamento, sul piano della conoscenza estetica, del cuore della metafisica
tomista. Questo cuore è il mistero del Deus Trinitas. Diviene dirompente in tal senso la nozione di immagine (imago)
che, già fondamento a ogni estetica, è anche e soprattutto uno dei due nomi – assieme a quello di Verbum
– del Figlio di Dio. È così gettato un ponte tra la dimensione del “bello” e quella del “vero”.
Alla luce di tale legame la prospettiva del bello non emerge solo come strumentazione estetica, ma anche e soprattutto
gnoseologica: ogni realtà di pensiero ha un aspetto “teatrale”, così come ogni realtà figurale
ha in sé una portata noetica, nozionale: perfetta reciprocità tra logos e volto, tra pensiero
e linguaggio.
In questa continua corrispondenza
tra piano estetico e piano veritativo si gioca tutto il nucleo teorico del volume, che procede con ricca varietà
di argomenti a sviluppare questa « estetica tomista ». Tale estetica si prolunga e riverbera anche in
antropologia, in filosofia della storia, in liturgia (salienti le pagine dedicate al Novus Ordo e al Rito Romano,
nella LECTIO XIX).
Naturalmente vi sono anche
diverse analisi dedicate più propriamente alla storia dell’arte, come quelle dedicate a Caravaggio, visto come parossistico
spartiacque tra un’arte legata all’idea (e dunque eo ipso sacra) e un’arte legata al « concreto
naturale ». Con la pittura del « concreto naturale » l’Autore tiene a mostrare che anche
attraverso artisti come Caravaggio la Chiesa si rivela essere l’unica Polis capace di tenere le posizioni gnoseologiche
realiste – dunque antirelativistiche – conseguenti la ragione, giacché « il realismo pittorico, che
dà congruenza ai gesti, logicità alle sequenze, plastica verosimiglianza alle espressioni facciali, è permesso,
è plausibile, è pensabile, ed è attuabile, solo se previamente si accetta che conoscere si può.
Se, all’opposto, non si può, ovvero se non esiste una griglia oggettiva e universale chiamata conoscenza,
tutti i dipinti di tutti i pittori del mondo non sono altro che spennellate di colori che se anche fossero tutte nere direbbero
uguale: cioè non direbbero nulla » (p. 309).
A partire dal concetto
di imago, l’Autore individua nella « relazione » la chiave di volta che tiene in piedi
il creato; tale chiave, celata ai greci, era con la Rivelazione però evidente a san Tommaso: la relazione, fondamento
della pace, dell’amore e pure del linguaggio e dell’arte, « discende direttamente dalla ss. Trinità
», ed è patrimonio esclusivo dei cattolici, i quali hanno così, di fronte alla scienza, una responsabilità
culturale enorme.
Ingresso alla bellezza
è un libro vasto, le cui pagine oscillano tra un massimo mistico-poetico e un massimo scientifico, in modo tale da presentarsi
come espressione di quel tradizionalismo, tomismo e antimodernismo che sta riguadagnando consenso nella Chiesa, di cui contesta
alla radice il larvato processo di secolarizzazione che sta attraversando per rimanere al passo con i tempi (si leggano le pagine
dedicate alla microfonia nelle chiese o all’architettura sacra contemporanea!). (a. be.)
[Ingresso alla bellezza.
Fondamenti a un’Estetica trinitaria, Fede & Cultura, Verona, 2007, pp. 401, euro 30.00].
* Docente di Filosofia dell’estetica e direttore del Dipartimento di Estetica
della Associazione Internazionale “Sensus Communis” (Roma); collabora alla cattedra di Filosofia della Conoscenza
(sezione Conoscenza estetica) della Università Lateranense.
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