| Sulle
anfore, sui crateri e sugli oinochòe greci sono spesso raffigurati dei giovani atleti intenti alle loro magnifiche
gesta. Infatti i giovani Lacedemoni e i giovani Ateniesi si addestravano negli esercizi fisici, nelle gare e nella lotta liberandosi
delle vesti, a corpo nudo, gymnos, sia per essere sciolti e freschi nei movimenti, sia per esaltare l’atleticità
dei corpi. E il luogo dove si compivano gli eroici sforzi e le grandi prodezze, e si inseguivano le alate vittorie, veniva chiamato
gymnasiòn, il latino gymnasium, perché costì il cittadino, per svolgere le attività
atletiche, deponeva le vesti e sceglieva gli attrezzzi con cui avrebbe misurato le forze della natura e gli avversari.
Succede spesso che le realtà
che cadono sotto i nostri sensi, per quanto vere e concretamente indubitabili, siano anche alba figura di cose ben più
vere, più meridiane e in maggior misura vere. Sicché, come per i giovani Greci il gymnasium, vi è
un luogo per tutti e tutti gli uomini dove la verità depone le vesti delle passioni, i mantelli dell’Io soggettivo,
i calzari delle intenzioni aprioristiche, e a volte lascia a terra persino la tunichella delle più velate preoccupazioni
per misurarsi nelle gare che la attendono senza impacci e impedimenti, e mostrarsi vittoriosa nella sua più nuda e sfavillante
purità.
Questo luogo elevato dello
spirito è propriamente il sillogismo: sotto il sole che fa luce alle cose, l’uomo nel sillogismo si sveste di ogni
soggettività e saggia la propria ragione.
Misura le forze dell’intuizione
con il giavellotto: più lontano trafigge la terra, più lungimirante e formidabile è l’intuizione.
Saggia l’acutezza
della mente con il dardo incoccato nell’arco: centrando il lontano bersaglio giunge a individuare il punto specifico essenziale
sui piani dei generi e i cerchi restringenti delle specie.
Prova la forza del ragionamento
con i pesi: se i due primi princìpi dell’essere si reggono sulle possenti gambe dell’è e del
non-è, e i tricipiti delle due premesse e della conclusio innalzano il ragionamento sopra tutte le falsità,
ecco raggiunto il trofeo della verità.
Collauda l’ampiezza
universale della tesi con il dècathlon: se la potenza dell’enunciato regge le dieci conseguenze più
ultime, e le scioglie, ecco che la verità si impone vittoriosa e splendida sul mondo.
Sono molte le specialità
di atletica in cui la ragione si cimenta nel sillogismo. E certamente la tenzone si fa strenua quando l’atleta deve misurarsi
con i rivali. Ecco che allora nel gymnasium le gare portano a misurare la forza veritativa degli asserti scuola contro
scuola, città contro città, bandiere contro bandiere, perché anche i più teoretici e forti ragionamenti
non sempre e non da tutti vengono colti nella fragranza della loro inoppugnabilità, ma vengono discussi ora su un punto,
ora su un altro, ora sotto un aspetto e ora sotto un altro, secondo i timori e le convinzioni spesso passionali degli uomini,
che troppo spesso non riescono a riconoscere alla verità la forza intrinseca del suo essere verità, ma la piegano
e soggiacciono a forze tutte ad essa straniere.
Recensioni, obiezioni,
stroncature, critiche, apprezzamenti, richieste di approfondimenti, di specificazione, sono tutte cose che spingono i filosofi
a misurarsi nell’agone, forse anche ricominciando tutto dall’inizio, magari anche mettendo ancora tutto sulla dubitativa.
E davvero tutto sarebbe
dubitativo, nel gymnasium, se sopra il luogo teoretico del sillogismo dove la verità ha da rifulgere nella sua perfetta
e statuaria nudezza vi fosse solo un pesante e oscuro grigiore: foschia intorno al giavellotto che dovrebbe mostrare la lungimiranza
dell’intuizione, caligine sul punto nero del centro del bersaglio che così non mostra la trafittura acuta della mente
sulla cognizione, tenebra sulla misura che dice quali conseguenze sono state soppesate dalla ragione, oscurità sulle dieci
fatiche che hanno vagliato l’universalità delle proposizioni.
Ma sopra il gymnasium
non vi è buio, ma luce netta come data da buccina, e luce che viene dall’alto, da un sole fuori del gymnasium,
al cui splendore tutto si avvera. Dunque sopra il sillogismo del ragionamento si vede bene ciò che succede: si vede se
i ragionamenti obiettori sono teoretici o pratici, ovvero filosofici o politici, metafisici e scientifici o piegati a estranee
esigenze. L’agone si dà, e l’agone si deve dare, ma alla luce del sole azimutale cui niente è nascosto
e da cui ogni ombra di passione fugge e si annienta.
Basterebbe il sole per
fugare ogni dubbio in ogni ombra, ma il sole si fa ancora più presente alle incertezze degli atleti e degli spettatori,
mostrando con il canto degli uccelli dell’aria quanto esso riscaldi, con i fili d’erba dei prati quanto ravviva, con
i fiori e i frutti dai rami quanto esso animi e inturgidisca tutte le cose. Filosofi e cittadini, ricercatori e semplici vengono
dunque rassicurati dalla certezza irrefragabile della verità che si mostra nella realtà e nel sillogismo, e nel
legame tra realtà e sillogismo, non solo dalla prepotente luce divina che splende su ogni cosa, ma dalle prove della sua
sorridente presenza date dai miracoli e dagli insegnamenti contenuti nelle sacre Scritture e nella Tradizione del santo Magistero.
Infatti il gymnasium
non si conclude per sollazzo terrestre, ma è scala e prova decisiva per giungere al Trofeo che attende gli atleti vittoriosi
e i retti spettatori nella verità dei cieli.
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