cerca nel sito Enrico Maria Radaelli
Sito di metafisica e teologia per un progetto culturale cattolico Aurea Domus Aurea Domus Aurea Domus
Florilegio di pagine scelte dai libri di Enrico Maria Radaelli.
Antologia di articoli editi e inediti di Enrico Maria Radaelli.
Raccolta delle conferenze di Enrico Maria Radaelli.
Raccolta di recensioni, obiezioni e carteggi sugli scritti di Enrico Maria Radaelli.
Collezione critica degli scritti filosofici e teologici inediti di Romano Amerio.

HOMEPAGE > ROMANO AMERIO > INDICE DEI DOCUMENTI >
LA RELIGIONE E LA SUA VALUTAZIONE
NEL PENSIERO MODERNO
/4

LA RELIGIONE E LA SUA VALUTAZIONE NEL PENSIERO MODERNO.

(Pag. 4)

L’unico pensiero
trascendente è il
cattolico: ogni altro pensiero, idealistico e non, è immanente. Una impostazione
diversa presuppone altre vie di ragione, quindi di vita e di salvezza non cattoliche, il che vanifica la necessità della Incarnazione.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica4. LA SOLUZIONE IDEALISTICA. I presupposti. Per cogliere l’entità del problema e la portata della soluzione data dalla corrente idealistica, bisogna rifarsi ai due concetti di immanenza e di trascendenza. La trascendenza è lì anima del pensiero cattolico. L’immanenza al contrario è il postulato preliminare attorno a cui gravitano tutte le correnti moderne. 1
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaL’antitesi non potrebbe essere più diametrale, né il contrasto più vivo. Tutto il pensiero moderno è anticattolico. Esso rappresenta lo sforzo più prodigioso esercitato dal pensiero riflesso per la riduzione del reale all’unità.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTre esageramenti sono possibili: Tutto è Dio, o: tutto è natura, o: tutto è spirito. Come il positivismo, sopprimendo i termini Dio e spirito, li aveva risolti nel termine natura, così l’idealismo contemporaneo sopprime i termini Dio e natura per ricondurli al principio assoluto dello Spirito. Nel pensiero cattolico il centro di gravità del reale è Dio: l’idealismo sposta questo centro e lo fissa nello Spirito, nell’uomo: Dio immanente. È perduta completamente la distinzione di realtà spirituale e realtà della natura: tutta la realtà è raccolta nello spirito. Non esiste un universo fuori del pensiero, sviluppantesi secondo una traiettoria sua in cui lo spirito sia forzato a riconoscere i segni della razionalità posta da un’entità superiore che lo trascenda. La realtà è il pensiero. Ciò che non si conosce è irreale. E siccome il pensiero è cosa nostra, ecco che è cosa nostra anche la realtà. Pensare vuol dire creare la realtà. Tutta la realtà si consuma nello spirito, e negare lo spirito è negare la realtà. Il pensiero condiziona tutte le cose, nella loro esistenza e nella loro essenza. Non c’è che lo Spirito.

Kant ed Hegel contro il sistema Aristotele-san Tommaso.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa concezione è grandiosa e lo sforzo hegeliano trova raffronto solo nello sforzo aristotelico. Il primo passo era stato fatto da Emmanuele Kant col suo rovesciamento copernicano 2 del soggettivismo: prima era l’uomo che doveva uniformare la sua conoscenza alle leggi della realtà, dopo è la natura che subisce le leggi dell’intelletto. La razionalità, l’ordine che c’è nel mondo non è impresso alle cose da Dio, come pensavano S. Tommaso e Aristotele, ma è prestato dall’intelletto alla realtà. La visione prekantiana era: io uomo, realtà definita, riconosco ordine e razionalità nel cosmo: il cosmo sta fuori di me con la sua razionalità e con le sue leggi: uomo e natura sono entrambi posti da un Pensiero Trascendente che è il principio della loro organicità. La visione kantiana è: io uomo conosco le apparenze della realtà: la realtà è caotica e inconoscibile: la razionalità che mi si presenta nel mondo la faccio io, è la forma, il rivestimento, l’apparenza che il mio spirito dà alla realtà per sé cieca, mediante le categorie o esigenze costitutive dello spirito stesso; io conosco l’apparire, il fenomeno 3 degli oggetti, non l’essenza loro o noumeno; ma l’apparenza è un dato del mio spirito, dunque io conoscendo, non apprendo che determinazioni del mio spirito. Qui è il grande svolto della filosofia donde prende il drizzone l’idealismo. Questo, condotto dalla fatalità logica, sopprime anche il noumeno, l’unica realtà oggettiva che Kant aveva lasciato sussistere. Siamo in piena unità. Non c’è più altro che lo Spirito, l’Io trascendentale e tutto è lì dentro. « La realtà non è più un dato che noi constatiamo come qualche cosa di esterno, di distinto da noi », di cui è vero siam parte, ma con cui anche ogni individuo è inconfondibile, « ma è lo stesso realizzarsi dello Spirito ». 4
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSi hanno le seguenti equazioni: essere = pensare; soggetto = oggetto; natura = spirito; io = non io; uomo = Dio. Conclusione: l’uomo, « il soggetto vive ed opera nel mondo che egli stesso crea, che è il mondo suo, nel quale sviluppa la propria personalità e la storia ». 4 « Il sistema della realtà è il sistema concreto della nostra personalità ». 5 Tutto è razionale; il sovrarrazionale è irrazionale e l’irrazionale è l’irreale, l’inesistente. Non c’è che un ordine: quello dello Spirito. Non c’è che un’attualità: il pensiero. L’uomo non ha bisogno di uscir fuori di se stesso per trovare le ragioni del suo essere che gli sono immanenti. Il Pensiero è l’unica realtà, è il circolo infinito del divenire dal quale non si esce.

Per l'idealismo la religione è un momento del divenire dello Spirito del mondo.


Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa religione. Il fatto religioso viene, in coerenza con tutto il sistema, interpretato nell’idealismo non più come il rapporto tra il naturale e il soprannaturale, tra l’uomo e il Trascendente, ma soltanto come un momento del divenire dello Spirito.

Visione triadica di Hegel: I), nell'arte l'uomo pena
il mondo in esclusiva contemplazione dei proprii fantasmi.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl punto di partenza è la concezione triadica di Hegel, 6 secondo la quale il divenire dello spirito è segnato da tre tappe: posizione, negazione, sintesi. La prima fase è l’affermazione o l’imperio del soggetto (arte); nella seconda lo Spirito nega la posizione della prima e si presenta come Oggetto (religione); colla terza, operando la sintesi, lo Spirito si riconosce Soggetto ed Oggetto, unità incentrante ed autocosciente (filosofia). Si hanno corrispondentemente tre forme di conoscenza: l’intuizione estetica, l’esperienza religiosa e la riflessione filosofica. Nel momento estetico l’uomo, che è Soggetto ed Oggetto, e sintesi dell’uno e dell’altro in quanto autocoscienza, si sente soltanto come Soggetto: l’artista vive nel mondo delle sue immagini, che prescindono dalla verità oggettiva, la contemplazione lo sottrae per così dire dalla realtà concreta fuori di lui e lo fissa nella visione estetica, lo assorbe totalmente, lo isola, lo riduce alla massima concentrazione soggettiva.

II), Nella religione l'uomo esce fuori di sé per contemplare sé come altro da sé (estasi di sé in Dio).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl momento religioso è antitetico. Lo Spirito si pone davanti a se stesso come Oggetto, negandosi come Soggetto: l’uomo si annulla davanti all’Oggetto, Dio, perché non avverte più l’identità sua con l’Oggetto stesso. Non è che l’Oggetto, Dio, sia altro dal Soggetto: è sempre il Soggetto che si rivela a se medesimo come Oggetto senza avvertire la rivelazione stessa. Allora l’Oggetto riveste le attribuzioni dell’infinito e dell’assoluto e fronteggia lo Spirito, cioè ancora se stesso, come un termine estraneo, posto di per sé e quindi trascendente. Dio è concepito trascendente appunto perché lo Spirito che lo crea e se lo colloca davanti non sa superarlo, non sa risolverlo, riconoscendolo come identico a se stesso. E la religione è appunto questo « fissarsi dell’uomo nell’oggetto della sua coscienza e obliarvisi ». 7 E l’estasi è il fenomeno religioso nel suo esageramento tipico: l’uomo che esce fuori di sé per contemplare se stesso concepito come altro da se stesso.

III), Nella filosofia l'uomo attua la suprema dialettica dello Spirito del mondo.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa risoluzione dei due primi momenti nella sintesi superiore è il compito e il carattere della filosofia che è poi la pienezza dello Spirito. La filosofia trascina l’Assoluto nell’orbita dello spirito: infatti, fuori dello Spirito l’assolutezza è illusione: se Dio si concepisce come un essere assoluto al di fuori dello Spirito che lo vede e che è posto come relativo, per questo stesso fatto Dio è relativo. « Un assoluto di contro a un relativo diventa un relativo ». 7 Perciò l’Assoluto non solo è nello Spirito, ma è lo Spirito stesso, nella sua perfetta concretezza. Ecco in tutta la sua cospicuità e perspicuità, l’affermazione dell’immanentismo con esclusione di ogni e qualsiasi forma di trascendenza. Dio è lo Spirito stesso che si guarda in uno dei suoi momenti dialettici. « L’Io, che è tutto in ogni momento suo, si trova sempre a faccia a faccia con se stesso ». 8 Soltanto l’Io che si riconosce come sintesi di oggetto e di soggetto, che si rivela insomma come Dio di se stesso e se stesso, è il superamento dello stadio religioso, è « l’attuazione suprema della dialettica del divenire spirituale ». 9

Dunque per Hegel la religione è in subordine alla filosofia, è relativa ad essa, ed è solo un aspetto dello Spirito (del mondo).

La religione è bensì una funzione dello Spirito dove tutto ciò che avviene è necessario ed è bene che avvenga affinché possa essere superato dal momento ulteriore, ma non è che visione parziale perché pone l’Assoluto fuori dello Spirito; la filosofia è visione comprensiva perché riconosce la totalità dell’Assoluto come lo Spirito stesso ed è quindi insieme la sintesi del conoscere e dell’essere, l’ultimo grado dello Spirito. Non si va più su della filosofia: essa risolve tutte le precedenti rappresentazioni. La religione fa dire: io mi subordino a Dio; la filosofia persuade: io sono Dio. Questa in fondo è la conclusione a cui approda l’idealismo: assumere l’uomo a Dio, divinizzarlo; e tale indiamento dell’umano è lo slancio più superbo e più alto al quale mai dal suo nascere la speculazione filosofica abbia presunto di pervenire.

La religione, "filosofia infantile", provvisorio succedaneo per gli incapaci a filosofare.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa in tanta estimazione della filosofia, a che funzione resta limitata la religione? Torna il motivo della funzione pratica, la dottrina della religione come direttiva morale, come visione inferiore del mondo, in contraddizione con tutta l’affermazione teoretica. Giovanni Gentile lo dice con queste parole: « La morale vuole una visione del mondo e questa visione o la dà la filosofia o la dà la religione. Dove non entra e non può entrare la filosofia, deve entrare la religione con le sue soluzioni facili e arbitrarie: altrimenti ne scappa via ogni profonda visione morale e ogni verace senso d’umanità ». 10 « Il fanciullo crede che Dio sta in cielo, ed è buono che creda così, dice il Gentile, ma, soggiunge, questo non è che un momento primordiale dello Spirito, il quale quando ha acquistato piena coscienza di sé, trova Dio in se stesso perché è Dio egli stesso ». 11 La religione insomma, erronea, falsa, inferiore, serve a promuovere il senso della vita, in sostituzione della filosofia non da tutti attingibile. Questa l’unica e teoreticamente gracile giustificazione del fatto religioso nel sistema idealistico: una necessità pratica, per cui le esigenze della vita e della società, le condizioni storiche, sono forzate ad ammettere il non-valore religione al posto del valore filosofia, in via provvisoria, temporanea e superabile, come visione, in qualche modo, dell’universo e dell’uomo e come norma di condotta.

L'idealismo, in cui la falsità è più difficile da ravvisare che nel pragmatismo, è anch'esso in assoluta antitesi con la religione.


Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaUna cosa subito risulta alla considerazioni di tali dottrine: l’antitesi che oppone la concezione idealistica all’idea cattolica di religione è addirittura abissale, né occorre che io mi dilunghi a lumeggiarne tutta l’ampiezza e la forza. L’idealismo si proclama religioso, profondamente religioso: religione dell’uomo-dio; esso pretende persino di essere lo sviluppo logico del Cristianesimo: i suoi teorici adottano in certi momenti la terminologia propria della mistica: tutto il sistema è contenuto in un immenso viluppo che ha la colorazione grandiosa di una religione. Ma in verità l’idealismo uccide la religione, la cancella, la scioglie. Dire che « la ragione della vita è dentro e non fuori della vita », che « i misteri, e tutte le sorgenti imperscrutabili dei valori umani sono la negazione dell’autonomia e quindi di ogni valore dell’uomo », 12 è capovolgere dall’a alla zeta i canoni basilari di ogni serio concetto di religione. Impostato nell’idealismo il quesito non può avere che la forma dell’alternativa: o filosofia o religione: è impossibile persistere nella conoscenza inferiore della religione, quando si accetti la filosofia come nozione superiore. O si distinguono i due campi dicendo: la filosofia spazia nell’ordine naturale ossia dell’esperienza e la religione nel mondo soprannaturale o della rivelazione e allora non c’è più possibile terreno di conflitto; oppure è giocoforza scegliere e ogni scelta di un termine sarà esclusiva dell’altro. E allora se opto per la filosofia, la religione diventa senza via di scampo un non-valore, una deviazione, una malattia, una deficienza dello spirito.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE questa è in definitiva la conclusione idealistica. Vano è stato conservare i nomi. Svuotati di ogni senso rispondente a un contenuto individuato preciso, essi sono diventati vacua risonanza e le loro costruzioni connessione senza supporto, e la fede illusione e la religione simulacro.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica5. IL CONCETTO CATTOLICO.
Vediamo ora brevissimamente la

La religione è realtà tutta una con l'uomo: non accidentale, non fenomenica, non storica, ma intrinseca e sostanziale all'uomo.

posizione ortodossa. Per noi la religione è il rapporto tra l’uomo e Dio, tra il contingente e il Necessario, tra il transeunte e l’Eterno, tra l’empirico e il Trascendente, e il rapporto che non si esaurisce in una convinzione astratta, né in un contenuto pratico, né in una intuizione sentimentale, ma inerisce alla natura umana nella sua totalità e ne coinvolge tutte le funzioni. La religione infatti nasce dalla impossibilità della equilibrazione diretta tra uomo e natura, tra io e non io, che l’individuo sperimenta infallantemente nel cammino della sua esperienza.

Amerio intuisce che, tra gli accidenti di relazione, ve ne è uno sostanziale, dovuto alla condizione di creatura, inserito da Dio in lui come lume cui tendere.

Non è un semplice processo concettuale preciso da tutto il tessuto della vita concreta, o una convenienza di carattere pratico avulsa dal controllo del raziocinio, ma è tutto l’uomo che rapportando se stesso alla natura o viceversa, riconosce la subordinazione, la dipendenza, la precarietà, l’insufficienza insomma dei suoi termini a risolvere la complessità che integrano. Tutto nel mondo è relazione, interferenza, ordine, convergenza, tendenza ad un fine.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica L’uomo tende: è un fatto: e questa impulsione è prestabilita, almeno come direzione generica verso il bene, anteriormente all’uomo stesso. Cosicché questo Bene

L'argomento della sostanzialità religiosa dell'uomo è la di lui tensione, stabilita come impulso
« anteriore all'uomo stesso ».

termine dell’aspirazione umana, che l’uomo si trova dato e non si dà, l’uomo sente benissimo che è fuori di sé, esterno al suo potere costruttivo, per sé stante, in una parola trascendente. L’universo è una serialità di fenomeni poggiati su un ritmo di cause nessuna delle quali può ritenersi definitiva e risolutiva. Qualunque appartenenza reale, intima che noi possiamo scoprire in una porzione qualsiasi del divenire universale, non riesce a colmare l’esigenza che la parola causa è intesa a significare. Nella sfera dell’umano poi questa constatazione è meridiana. L’uomo che si immola per il dovere supera ogni relazione contingente: se tutto fosse immanente l’atto virtuoso ed eroico non sarebbe possibile: la vita non potrebbe mai sacrificare se stessa per se stessa. Le forze che cospirano a tale sublime risultante non possono essere le comuni armonie e discordanze fra le idee che formano i dati della realtà empirica. E allora che cos’è questa forza che supera le esigenze stesse della vita? Simili considerazioni mi sembrano capitali e decisive. Come la serie fenomenica delle cause parziali reclama la causa pura e il divenire esige l’Indivenibile, così la vita morale, a chiara voce, postula il Sommo Bene, principio della mozione e della pacificazione di ogni tendere. (Segue)
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica

1 « Il carattere più cospicuo dell’idealismo attuale è la più rigorosa negazione della trascendenza » (G. Gentile, Discorsi di Religione, Vallecchi, Firenze, p. 83. Vedi anche del medesimo la stessa affermazione in Riforma della dialettica hegeliana, Monaco Principato, pp. 259 segg.
2 L’espressione è del Kant stesso nel capitolo introduttivo alla Critica della Ragion pura, di cui si può vedere la versione italiana di G. Gentile e G. Lombardo Radice (Bari, Laterza). Come Copernico aveva rivoluzionato il mondo degli astri, così Kant afferma di rivoluzionare il mondo dello spirito.
2 Fenomeno denomina Kant l’apparire della realtà, il solo conoscibile dall’intelletto nostro;
noumeno il soggetto, il sostrato del fenomeno, che resta impenetrabile e ignoto.
3 Luigi Borriello, La pedagogia di G. Gentile, in Rivista di Filosofia neoscolastica, 1916, p. 446.
4 Ivi, p. 440.
5 G. Gentile, L’esperienza pura e la realtà storica, pubblicato in La voce, Firenze 1915, pp. 35 segg.
6 L’opera più significativa di Hegel circa il fatto religioso sono le sue Prälektionen über die Philosophie der Religion, lavoro di grande condensazione logica e di arduissima intelligenza accresciuta ancora dalle difficoltà della lingua, complessissima e involuta. Se ne può però conoscere il pensiero attraverso un estratto in lingua francese, curato dal famoso idealista italiano Augusto Vera e pubblicato a Parigi in 2 volumi.
7 G. Gentile, Discorsi di religione, p. 78.
8 G. Gentile, Sommario di pedagogia come scienza filosofica, vol. I, p. 251. Cito il Sommario dove il sistema idealistico di ardua intelligenza è esposto dal Gentile con iscopo didattico e, direi, di divulgazione. È questa la ragione per cui anche le trattazioni critiche, filosofiche, preferiscono riferirsi al Sommario, piuttosto che alle altre opere meno agevoli e meno pratiche.
9 Ivi, p. 253.
10 Ivi, p. 251.
11 G. Gentile, Educazione e scuola laica, Vallecchi, Firenze 1921. È un volume di grande importanza che contiene tutto il pensiero del grande filosofo italiano sulla questione pedagogica. Oltre due capitoli sul concetto scientifico di pedagogia e il suo rapporto d’identità con la filosofia, come concepimento della realtà, è da vedere la relazione del congresso della Federazione degli Insegnanti medi a Napoli nel 1907, la quale si estende da p. 79 a p. 141. In esso il Gentile sostenne contro la maggioranza dei congressisti la necessità morale della religione nella scuola, e unico diede voto negativo all’ordine del giorno Troiano proponente « la perfetta laicizzazione delle scuole di tutti i gradi ». Vedi l’appendice dove sono riferiti integralmente tutti gli ordini del giorno.
12 L. Borriello, v. supra, p. 551.
13 G. Gentile e B. Croce, Logica, passim. Teoria dello Spirito come Atto puro, passim.

Vai alla pagina 5 di 5 · Indice dei documenti · Inizio pagina

HOMEPAGE · CONVIVIUM · ACÙLEUS · HORTUS · GYMNASIUM
ROMANO AMERIO · EIKÒNA · THESAURUS ·

Sito realizzato da BLUQUADRO