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| L’unico pensiero
trascendente è il
cattolico: ogni altro pensiero, idealistico e non, è immanente. Una impostazione
diversa presuppone altre vie di ragione, quindi di vita e di salvezza non cattoliche, il che vanifica la necessità
della Incarnazione. |
4.
LA SOLUZIONE IDEALISTICA. I presupposti. Per cogliere l’entità del problema e la portata della soluzione
data dalla corrente idealistica, bisogna rifarsi ai due concetti di immanenza e di trascendenza. La trascendenza è lì
anima del pensiero cattolico. L’immanenza al contrario è il postulato preliminare attorno a cui gravitano tutte le
correnti moderne. 1 L’antitesi
non potrebbe essere più diametrale, né il contrasto più vivo. Tutto il pensiero moderno è anticattolico.
Esso rappresenta lo sforzo più prodigioso esercitato dal pensiero riflesso per la riduzione del reale all’unità.
Tre esageramenti sono possibili:
Tutto è Dio, o: tutto è natura, o: tutto è spirito. Come il positivismo, sopprimendo i termini Dio e spirito,
li aveva risolti nel termine natura, così l’idealismo contemporaneo sopprime i termini Dio e natura per ricondurli
al principio assoluto dello Spirito. Nel pensiero cattolico il centro di gravità del reale è Dio: l’idealismo
sposta questo centro e lo fissa nello Spirito, nell’uomo: Dio immanente. È perduta completamente la distinzione di
realtà spirituale e realtà della natura: tutta la realtà è raccolta nello spirito. Non esiste un universo
fuori del pensiero, sviluppantesi secondo una traiettoria sua in cui lo spirito sia forzato a riconoscere i segni della razionalità
posta da un’entità superiore che lo trascenda. La realtà è il pensiero. Ciò che non si conosce
è irreale. E siccome il pensiero è cosa nostra, ecco che è cosa nostra anche la realtà. Pensare vuol
dire creare la realtà. Tutta la realtà si consuma nello spirito, e negare lo spirito è negare la realtà.
Il pensiero condiziona tutte le cose, nella loro esistenza e nella loro essenza. Non c’è che lo Spirito.
| Kant ed Hegel contro il sistema Aristotele-san Tommaso.
|
La concezione è grandiosa
e lo sforzo hegeliano trova raffronto solo nello sforzo aristotelico. Il primo passo era stato fatto da Emmanuele Kant col suo rovesciamento
copernicano 2 del soggettivismo: prima era l’uomo che doveva uniformare la sua conoscenza alle
leggi della realtà, dopo è la natura che subisce le leggi dell’intelletto. La razionalità, l’ordine
che c’è nel mondo non è impresso alle cose da Dio, come pensavano S. Tommaso e Aristotele, ma è prestato
dall’intelletto alla realtà. La visione prekantiana era: io uomo, realtà definita, riconosco ordine e razionalità
nel cosmo: il cosmo sta fuori di me con la sua razionalità e con le sue leggi: uomo e natura sono entrambi posti da un Pensiero
Trascendente che è il principio della loro organicità. La visione kantiana è: io uomo conosco le apparenze
della realtà: la realtà è caotica e inconoscibile: la razionalità che mi si presenta nel mondo la faccio
io, è la forma, il rivestimento, l’apparenza che il mio spirito dà alla realtà per sé cieca, mediante
le categorie o esigenze costitutive dello spirito stesso; io conosco l’apparire, il fenomeno 3
degli oggetti, non l’essenza loro o noumeno; ma l’apparenza è un dato del mio spirito, dunque io conoscendo,
non apprendo che determinazioni del mio spirito. Qui è il grande svolto della filosofia donde prende il drizzone l’idealismo.
Questo, condotto dalla fatalità logica, sopprime anche il noumeno, l’unica realtà oggettiva che Kant aveva lasciato
sussistere. Siamo in piena unità. Non c’è più altro che lo Spirito, l’Io trascendentale e tutto
è lì dentro. « La realtà non è più un dato che noi constatiamo come qualche cosa di
esterno, di distinto da noi », di cui è vero siam parte, ma con cui anche ogni individuo è inconfondibile,
« ma è lo stesso realizzarsi dello Spirito ». 4 Si
hanno le seguenti equazioni: essere = pensare; soggetto = oggetto; natura = spirito; io = non io; uomo = Dio. Conclusione: l’uomo,
« il soggetto vive ed opera nel mondo che egli stesso crea, che è il mondo suo, nel quale sviluppa la propria personalità
e la storia ». 4 « Il sistema della realtà è il sistema concreto
della nostra personalità ». 5 Tutto è razionale; il sovrarrazionale è
irrazionale e l’irrazionale è l’irreale, l’inesistente. Non c’è che un ordine: quello dello
Spirito. Non c’è che un’attualità: il pensiero. L’uomo non ha bisogno di uscir fuori di se stesso
per trovare le ragioni del suo essere che gli sono immanenti. Il Pensiero è l’unica realtà, è il circolo
infinito del divenire dal quale non si esce.
| Per l'idealismo la religione è un momento del divenire dello
Spirito del mondo.
|
La religione.
Il fatto religioso viene, in coerenza con tutto il sistema, interpretato nell’idealismo non più come il rapporto tra
il naturale e il soprannaturale, tra l’uomo e il Trascendente, ma soltanto come un momento del divenire dello Spirito.
| Visione triadica di Hegel: I), nell'arte l'uomo pena
il mondo in esclusiva contemplazione dei proprii fantasmi.
|
Il punto di partenza è
la concezione triadica di Hegel, 6 secondo la quale il divenire dello spirito è segnato da tre
tappe: posizione, negazione, sintesi. La prima fase è l’affermazione o l’imperio del soggetto (arte); nella seconda
lo Spirito nega la posizione della prima e si presenta come Oggetto (religione); colla terza, operando la sintesi, lo Spirito si
riconosce Soggetto ed Oggetto, unità incentrante ed autocosciente (filosofia). Si hanno corrispondentemente tre forme di
conoscenza: l’intuizione estetica, l’esperienza religiosa e la riflessione filosofica. Nel momento estetico l’uomo,
che è Soggetto ed Oggetto, e sintesi dell’uno e dell’altro in quanto autocoscienza, si sente soltanto come Soggetto:
l’artista vive nel mondo delle sue immagini, che prescindono dalla verità oggettiva, la contemplazione lo sottrae per
così dire dalla realtà concreta fuori di lui e lo fissa nella visione estetica, lo assorbe totalmente, lo isola, lo
riduce alla massima concentrazione soggettiva.
| II), Nella religione l'uomo esce fuori di sé per contemplare
sé come altro da sé (estasi di sé in Dio).
|
Il momento religioso è
antitetico. Lo Spirito si pone davanti a se stesso come Oggetto, negandosi come Soggetto: l’uomo si annulla davanti all’Oggetto,
Dio, perché non avverte più l’identità sua con l’Oggetto stesso. Non è che l’Oggetto,
Dio, sia altro dal Soggetto: è sempre il Soggetto che si rivela a se medesimo come Oggetto senza avvertire la rivelazione
stessa. Allora l’Oggetto riveste le attribuzioni dell’infinito e dell’assoluto e fronteggia lo Spirito, cioè
ancora se stesso, come un termine estraneo, posto di per sé e quindi trascendente. Dio è concepito trascendente appunto
perché lo Spirito che lo crea e se lo colloca davanti non sa superarlo, non sa risolverlo, riconoscendolo come identico a
se stesso. E la religione è appunto questo « fissarsi dell’uomo nell’oggetto della sua coscienza e obliarvisi
». 7 E l’estasi è il fenomeno religioso nel suo esageramento tipico: l’uomo
che esce fuori di sé per contemplare se stesso concepito come altro da se stesso.
| III), Nella filosofia l'uomo attua la suprema dialettica dello Spirito
del mondo.
|
La risoluzione dei due primi
momenti nella sintesi superiore è il compito e il carattere della filosofia che è poi la pienezza dello Spirito. La
filosofia trascina l’Assoluto nell’orbita dello spirito: infatti, fuori dello Spirito l’assolutezza è illusione:
se Dio si concepisce come un essere assoluto al di fuori dello Spirito che lo vede e che è posto come relativo, per questo
stesso fatto Dio è relativo. « Un assoluto di contro a un relativo diventa un relativo ». 7
Perciò l’Assoluto non solo è nello Spirito, ma è lo Spirito stesso, nella sua perfetta concretezza. Ecco
in tutta la sua cospicuità e perspicuità, l’affermazione dell’immanentismo con esclusione di ogni e qualsiasi
forma di trascendenza. Dio è lo Spirito stesso che si guarda in uno dei suoi momenti dialettici. « L’Io, che
è tutto in ogni momento suo, si trova sempre a faccia a faccia con se stesso ». 8
Soltanto l’Io che si riconosce come sintesi di oggetto e di soggetto, che si rivela insomma come Dio di se stesso e se stesso,
è il superamento dello stadio religioso, è « l’attuazione suprema della dialettica del divenire
spirituale ». 9
| Dunque per Hegel la religione è in subordine alla filosofia,
è relativa ad essa, ed è solo un aspetto dello Spirito (del mondo).
|
La religione è bensì una funzione dello Spirito dove tutto ciò che avviene è necessario ed è
bene che avvenga affinché possa essere superato dal momento ulteriore, ma non è che visione parziale perché
pone l’Assoluto fuori dello Spirito; la filosofia è visione comprensiva perché riconosce la totalità
dell’Assoluto come lo Spirito stesso ed è quindi insieme la sintesi del conoscere e dell’essere, l’ultimo
grado dello Spirito. Non si va più su della filosofia: essa risolve tutte le precedenti rappresentazioni. La religione fa
dire: io mi subordino a Dio; la filosofia persuade: io sono Dio. Questa in fondo è la conclusione a cui approda l’idealismo:
assumere l’uomo a Dio, divinizzarlo; e tale indiamento dell’umano è lo slancio più superbo e più
alto al quale mai dal suo nascere la speculazione filosofica abbia presunto di pervenire.
| La religione, "filosofia infantile", provvisorio succedaneo
per gli incapaci a filosofare.
|
Ma in tanta estimazione della
filosofia, a che funzione resta limitata la religione? Torna il motivo della funzione pratica, la dottrina della religione come
direttiva morale, come visione inferiore del mondo, in contraddizione con tutta l’affermazione teoretica. Giovanni Gentile
lo dice con queste parole: « La morale vuole una visione del mondo e questa visione o la dà la filosofia o la dà
la religione. Dove non entra e non può entrare la filosofia, deve entrare la religione con le sue soluzioni facili e arbitrarie:
altrimenti ne scappa via ogni profonda visione morale e ogni verace senso d’umanità ». 10
« Il fanciullo crede che Dio sta in cielo, ed è buono che creda così, dice il Gentile, ma, soggiunge, questo
non è che un momento primordiale dello Spirito, il quale quando ha acquistato piena coscienza di sé, trova Dio in
se stesso perché è Dio egli stesso ». 11 La religione insomma, erronea, falsa,
inferiore, serve a promuovere il senso della vita, in sostituzione della filosofia non da tutti attingibile. Questa l’unica
e teoreticamente gracile giustificazione del fatto religioso nel sistema idealistico: una necessità pratica, per cui le esigenze
della vita e della società, le condizioni storiche, sono forzate ad ammettere il non-valore religione al posto del valore
filosofia, in via provvisoria, temporanea e superabile, come visione, in qualche modo, dell’universo e dell’uomo e come
norma di condotta.
| L'idealismo, in cui la falsità è più difficile
da ravvisare che nel pragmatismo, è anch'esso in assoluta antitesi con la religione.
|
Una cosa subito risulta
alla considerazioni di tali dottrine: l’antitesi che oppone la concezione idealistica all’idea cattolica di religione
è addirittura abissale, né occorre che io mi dilunghi a lumeggiarne tutta l’ampiezza e la forza. L’idealismo
si proclama religioso, profondamente religioso: religione dell’uomo-dio; esso pretende persino di essere lo sviluppo logico
del Cristianesimo: i suoi teorici adottano in certi momenti la terminologia propria della mistica: tutto il sistema è contenuto
in un immenso viluppo che ha la colorazione grandiosa di una religione. Ma in verità l’idealismo uccide la religione,
la cancella, la scioglie. Dire che « la ragione della vita è dentro e non fuori della vita », che «
i misteri, e tutte le sorgenti imperscrutabili dei valori umani sono la negazione dell’autonomia e quindi di ogni valore
dell’uomo », 12 è capovolgere dall’a alla zeta i canoni basilari di ogni
serio concetto di religione. Impostato nell’idealismo il quesito non può avere che la forma dell’alternativa:
o filosofia o religione: è impossibile persistere nella conoscenza inferiore della religione, quando si accetti la filosofia
come nozione superiore. O si distinguono i due campi dicendo: la filosofia spazia nell’ordine naturale ossia dell’esperienza
e la religione nel mondo soprannaturale o della rivelazione e allora non c’è più possibile terreno di conflitto;
oppure è giocoforza scegliere e ogni scelta di un termine sarà esclusiva dell’altro. E allora se opto per la
filosofia, la religione diventa senza via di scampo un non-valore, una deviazione, una malattia, una deficienza dello spirito.
E questa è in definitiva
la conclusione idealistica. Vano è stato conservare i nomi. Svuotati di ogni senso rispondente a un contenuto individuato
preciso, essi sono diventati vacua risonanza e le loro costruzioni connessione senza supporto, e la fede illusione e la religione
simulacro.
5. IL CONCETTO CATTOLICO.
Vediamo ora brevissimamente la
| La religione è realtà tutta una con l'uomo: non accidentale,
non fenomenica, non storica, ma intrinseca e sostanziale all'uomo.
|
posizione ortodossa. Per noi la religione è il rapporto tra l’uomo e Dio, tra il contingente e il Necessario, tra il
transeunte e l’Eterno, tra l’empirico e il Trascendente, e il rapporto che non si esaurisce in una convinzione astratta,
né in un contenuto pratico, né in una intuizione sentimentale, ma inerisce alla natura umana nella sua totalità
e ne coinvolge tutte le funzioni. La religione infatti nasce dalla impossibilità della equilibrazione diretta tra uomo e
natura, tra io e non io, che l’individuo sperimenta infallantemente nel cammino della sua esperienza.
| Amerio intuisce che, tra gli accidenti di relazione, ve ne è
uno sostanziale, dovuto alla condizione di creatura, inserito da Dio in lui come lume cui tendere.
|
Non è un semplice processo concettuale preciso da tutto il tessuto della vita concreta, o una convenienza di carattere pratico
avulsa dal controllo del raziocinio, ma è tutto l’uomo che rapportando se stesso alla natura o viceversa, riconosce
la subordinazione, la dipendenza, la precarietà, l’insufficienza insomma dei suoi termini a risolvere la complessità
che integrano. Tutto nel mondo è relazione, interferenza, ordine, convergenza, tendenza ad un fine.
L’uomo tende: è un fatto: e questa impulsione è prestabilita, almeno come direzione generica verso il bene,
anteriormente all’uomo stesso. Cosicché questo Bene
| L'argomento della sostanzialità religiosa dell'uomo è
la di lui tensione, stabilita come impulso
« anteriore all'uomo stesso ».
|
termine dell’aspirazione umana, che l’uomo si trova dato e non si dà, l’uomo sente benissimo che è
fuori di sé, esterno al suo potere costruttivo, per sé stante, in una parola trascendente. L’universo è
una serialità di fenomeni poggiati su un ritmo di cause nessuna delle quali può ritenersi definitiva e risolutiva.
Qualunque appartenenza reale, intima che noi possiamo scoprire in una porzione qualsiasi del divenire universale, non riesce a colmare
l’esigenza che la parola causa è intesa a significare. Nella sfera dell’umano poi questa constatazione è
meridiana. L’uomo che si immola per il dovere supera ogni relazione contingente: se tutto fosse immanente l’atto virtuoso
ed eroico non sarebbe possibile: la vita non potrebbe mai sacrificare se stessa per se stessa. Le forze che cospirano a tale sublime
risultante non possono essere le comuni armonie e discordanze fra le idee che formano i dati della realtà empirica. E allora
che cos’è questa forza che supera le esigenze stesse della vita? Simili considerazioni mi sembrano capitali e decisive.
Come la serie fenomenica delle cause parziali reclama la causa pura e il divenire esige l’Indivenibile, così la vita
morale, a chiara voce, postula il Sommo Bene, principio della mozione e della pacificazione di ogni tendere. (Segue) |
 |
1 « Il carattere
più cospicuo dell’idealismo attuale è la più rigorosa negazione della trascendenza » (G.
Gentile, Discorsi di Religione, Vallecchi, Firenze, p. 83. Vedi anche del medesimo la stessa affermazione in Riforma
della dialettica hegeliana, Monaco Principato, pp. 259 segg.
2 L’espressione è del Kant stesso nel capitolo introduttivo alla Critica della Ragion
pura, di cui si può vedere la versione italiana di G. Gentile e G. Lombardo Radice (Bari, Laterza). Come Copernico
aveva rivoluzionato il mondo degli astri, così Kant afferma di rivoluzionare il mondo dello spirito.
2 Fenomeno denomina Kant l’apparire della realtà, il solo conoscibile dall’intelletto
nostro;
noumeno il soggetto, il sostrato del fenomeno, che resta impenetrabile e ignoto.
3 Luigi Borriello, La pedagogia di G. Gentile, in Rivista di Filosofia neoscolastica,
1916, p. 446.
4 Ivi, p. 440.
5 G. Gentile, L’esperienza pura e la realtà storica, pubblicato in La voce,
Firenze 1915, pp. 35 segg.
6 L’opera più significativa di Hegel circa il fatto religioso sono le sue Prälektionen
über die Philosophie der Religion, lavoro di grande condensazione logica e di arduissima intelligenza accresciuta ancora
dalle difficoltà della lingua, complessissima e involuta. Se ne può però conoscere il pensiero attraverso
un estratto in lingua francese, curato dal famoso idealista italiano Augusto Vera e pubblicato a Parigi in 2 volumi.
7 G. Gentile, Discorsi di religione, p. 78.
8 G. Gentile, Sommario di pedagogia come scienza filosofica, vol. I, p. 251. Cito il Sommario
dove il sistema idealistico di ardua intelligenza è esposto dal Gentile con iscopo didattico e, direi, di divulgazione.
È questa la ragione per cui anche le trattazioni critiche, filosofiche, preferiscono riferirsi al Sommario, piuttosto
che alle altre opere meno agevoli e meno pratiche.
9 Ivi, p. 253.
10 Ivi, p. 251.
11 G. Gentile, Educazione e scuola laica, Vallecchi, Firenze 1921. È un volume di grande
importanza che contiene tutto il pensiero del grande filosofo italiano sulla questione pedagogica. Oltre due capitoli sul concetto
scientifico di pedagogia e il suo rapporto d’identità con la filosofia, come concepimento della realtà, è
da vedere la relazione del congresso della Federazione degli Insegnanti medi a Napoli nel 1907, la quale si estende da p. 79 a
p. 141. In esso il Gentile sostenne contro la maggioranza dei congressisti la necessità morale della religione nella scuola,
e unico diede voto negativo all’ordine del giorno Troiano proponente « la perfetta laicizzazione delle scuole di
tutti i gradi ». Vedi l’appendice dove sono riferiti integralmente tutti gli ordini del giorno.
12 L. Borriello, v. supra, p. 551.
13 G. Gentile e B. Croce, Logica, passim. Teoria dello Spirito come Atto puro, passim.
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