Se
la casa dell’uomo è Dio, la casa del suo intelletto è la verità di Dio. Il Dogma è allora quella
casa, e la fede la porta per entrarvi; il relativismo innalza un’altra casa, e la porta per entrarvi è l’egoismo.
Pur trapassando tutti i secoli
ed estendendosi su tutta la terra, l’espressione della fede (il pronunciato del Dogma) è sempre stata, è, e sempre
sarà, identica a se stessa: tutti gli idiomi del mondo e della storia, quando pronunciano il dogma, pronunciano la stessa parola
una voce, e tutti i fedeli del mondo possono riposare così il loro cuore sulla placida verità che qualsiasi articolo
di fede essi profferiscano sarà sempre identico al pronunciamento fatto dai dodici apostoli, così come da ogni cattolico
preso a caso tra i meridiani e i secoli.
Il motivo di ciò dipende
dal fatto che il Depositum fidei è la consegna di qualcosa affinché essa venga custodita e riconsegnata a u-n’eventuale
richiesta o allo scadere del termine prefisso. Questo qualcosa è la verità; l’eventuale richiesta è ogni
momento che una qualsiasi verità venga messa in dubbio da qualcuno; la scadenza dei termini fissati è il momento di morte
di ogni uomo, il tempo di sconvolgimento delle nazioni e massimamente l’universale redde rationem finale dei popoli e
del creato.
Ecco quindi che, non essendo
la verità di proprietà dell’uomo (e cos’è mai di sua proprietà, se non il suo intelletto?),
ma a lui data solo in deposito, essa viene da tutti proferita identicamente. L’assemblea del coro in cui essa una voce
risuona è la Chiesa. Si impone perciò che tutto ciò che dissuona sia silenziato giacché ogni anche minima
stonatura maculerebbe irreparabilmente l’armonia. Armonia compiuta dall’uomo, ma che non è dell’uomo.
Questo è il motivo sommamente
teoretico per cui si impone in ogni momento e luogo il perseguimento di ogni paralogismo e sofisma, la censura di ogni eresia: non
è che gli uomini possano fantasticare o trastullarsi con la (divina) Veritas, sia perché essa non è cosa
loro, sia perché è solo con il suo possesso che ad essi è dato modo di salvarsi dalla morte e vivere eternamente.
È bene quindi che tutti
quegli uomini che inveiscono contro la severità con cui la Chiesa persegue la protezione del Depositum veritatis anche
con la condanna degli errori e degli stessi erranti, recepiscano che tale forza è data da un dovere trascendente la Chiesa stessa,
e tale forza nasce da suprema misericordia ed è compiuta in ogni momento e da ogni uomo di Chiesa solo con misericordia.
Oggi la falsificazione da combattere e rigettare si chiama modernismo ed ecumenismo spurio. Modernismo, somma di tutte le eresie; ecumenismo
spurio, eresia specificamente antitrinitaria eguagliante il Monoteismo trinitario ai vani monoteismi giudaico e islamico. Le due eresie
sono strettamente relate: la stessa autorità che, professando la seconda, abrogò il giuramento antimodernista, abbatte’
così nella Chiesa il muro che la proteggeva dalla prima.
Nel Tesoro della Cittadella sono racchiuse infinite parole che dispiegano la ricchezza inesauribile del Dogma, ne mostrano la sconfinata
profondità, ne illustrano i trascendenti sacri Arcani.
Già il fatto che nella
varietà del divenire del mondo e nella insicura molteplicità del pensiero dell’uomo emerga un continuum
cardinale e incrollabile, un monolite basaltico indistruttibile, è cosa miracolosa che dovrebbe far riflettere i filosofi sulla
specialità particolarissima che si dà nell’insegnamento della Chiesa. Ma a maggiorare il suo splendore e a motivare
un’ulteriore riflessione va fatta emergere anche la considerazione che, in forte contrasto con tale uniformità, gli scrittori
e gli insegnanti al mondo della Veritas divina sono di volta in volta i più originali investigatori del pensiero umano,
i più esperti scopritori di perle, i più abili cercatori di nascoste vene aurifere, i più scaltri trovatori di
ricchezze inimmaginabili. Per questa caratteristica distintiva si può coniare per loro l’adagio, quasi un apoftegma: l’originalità
è di pensatori che non vogliono punto essere originali.
Le attuali circostanze in cui si dibatte il Dogma, circostanze che sembrano voler frangere direttamente la stessa dogmaticità,
impongono la ricerca e l’esposizione di testi scritti proprio per dimostrare, al contrario, la sua intrinseca vitalità,
la sua irrinunciabile necessità, la sua inalienabile convenienza. E, più di tutto: il suo valore primo.
Nel Dogma – verità,
legge, ordinamento – si colpisce il Logos divino, si ferisce il Cristo, si infierisce sull’immolato Figlio di Dio.
Dunque, qui il Thesaurus
divino è aperto: I), limitatamente all’offerta che elargisce direttamente in ordine al rigetto delle dottrine ireniche,
pacifiste, ecumeniste, le quali vorrebbero soppiantare la centralità del Verbum divino; II), all’improcrastinabile
emersione della Veritas trinitaria dalla palude della falsa eguaglianza monoteistica; III), all’accelerazione del tempo
in cui Veritas regina verrà riportata sulla cattedra che le spetta e, lì intronizzata, riceverà sui piedi il bacio
ossequiente di Amicitia e Libertas, sue ancelle.
I testi di metafisica e di teologia
di Thesaurus sono scelti in quanto strettamente connessi a queste tre odierne ineludibili necessità.
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